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[Plinius Secundus, Gaius Caecilius (61-113 a.C.), attribuito a].

C. Plinio De li homini illustri in lingua Senese traducto et brevemente commentato. Opera del Cone Siena, Simone Nardi, 30 marzo1506

€ 6.300
La mappa mundi di Macrobio, in un'edizione senese del primo Cinquecento
[Plinius Secundus, Gaius Caecilius (61-113 a.C.), attribuito a].. C. Plinio De li homini illustri in lingua Senese traducto et brevemente commentato. Opera del Cone. Siena, Simone Nardi, 30 marzo1506

4° (mm 205x136). Segnatura: A-N8 (c. E3 segnata E2). [104] carte. Marca tipografica di Simone Nardi a piena pagina al verso dell'ultima carta. Sei silografie astronomiche e geografiche; mappa mundi a piena pagina incisa su legno. Numerose iniziali silografiche decorate su fondo nero. Legatura secentesca in pergamena, rimontata. Dorso liscio con titolo in oro, e antiche segnature ‘A8' e ‘47'; carte di guardia rinnovate. Esemplare in buono stato di conservazione. Foxing e tracce di polvere; qualche foro di tarlo. Restauro al margine esterno bianco delle prime sei carte, macchie alle carte. D4 e N1-N3. Marginalia di antica mano.

La prima edizione in volgare del De viris illustribus urbis Romae, collezione di brevi testi dedicati alla storia di Roma, con settantasette biografie di importanti figure, da Proca a Pompeo. La redazione dell'opera è in questa edizione attribuita a Plinio il Giovane, ma sia la datazione sia l'identità stessa dell'autore sono ancora oscuri. Oltre che a Plinio, il De viris illustribus urbis Romae è stato variamente attribuito a Sesto Aurelio Vittore, Cornelio Nepote e Svetonio.

Il volgarizzamento si deve al letterato senese Pietro di Bartolomaeo di Conone Raneoni, che dedicò il proprio lavoro a Minosse Boncompane e Pandolfo Petrucci.

L'edizione è particolarmente apprezzata per la mappa mundi a piena pagina, che identifica continenti e oceani, dividendo il mondo noto in due parti e collocando il Vecchio Continente (Europa, Asia, Africa, India) nella superiore, mentre quella inferiore è riservata all'Habitabilis Antipodum, circondato dall'oceano. Il modello è la celebre rappresentazione medievale del mondo, apparsa per la prima volta a stampa nell'edizione bresciana del 1483 della In somnium Scipionis expositio di Macrobio (cfr. Shirley 13). Il legno fu riutilizzato dopo il 1483 in altre edizioni di Macrobio apparse sia a Brescia sia a Venezia, e dall'inizio del Cinquecento iniziò a circolarne una versione leggermente modificata anche in altre città italiane, come dimostra questa edizione senese.

Il De li homini illustri fu impresso da Simone Nardi, il primo tipografo di origine senese ad essere attivo nella città toscana, e noto per aver fatto uso di una delle più belle marche della prima tipografia italiana, di cui sono censite alcune varianti. L'iconica raffigurazione dei mitici Romolo e Remo nutriti dalla Lupa capitolina è qui opportunamente modificata per porre in rilievo le origini, altrettanto mitiche, di Siena. Secondo una leggenda risalente al Trecento la città sarebbe stata infatti fondata dai figli gemelli di Remo, Aschio and Senio, che dopo l'assassinio del padre sarebbero fuggiti in Toscana, dove furono a loro volta nutriti da una lupa. In questa edizione del 1506 la marca raffigura uno dei gemelli nutrirsi dalla lupa; l'altro è nell'atto di cavalcare l'animale, con una lancia nella mano destra; in basso in uno scudo recante la lettera ‘S' e una stella.

La marca tipografica di Simone Nardi esprime profondo orgoglio civico: Siena si presenta quindi come una seconda Roma, una città che si dimostra, quanto a origini classiche, superiore alla stessa Firenze. L'iconografia della lupa – adottata anche per lo stemma della città – ricorre anche in sculture ed affreschi, come l'Allegoria del Buon Governo, dipinta nel 1337-1339 da Ambrogio Lorenzetti (1290-1348) sulle pareti del Palazzo Palazzo Pubblico di Siena.

STC Italian, p. 526; Mortimer Italian 534; Sander 5767.

4° (205x136 mm). Collation: A-N8 (fol. E3 signed as E2). [104] leaves. Nardi's full-page woodcut printer's device on the verso of the last leaf. Six astronomical and geographical woodcuts and one full-page pictorial world map. Numerous woodcut decorated initials on black ground. Flyleaves renewed. Seventeenth-century vellum over pasteboards, recased. Smooth spine with gilt title and early shelfmarks ‘A8' and ‘47'. A good copy. A few wormholes, marginal foxing and soiling throughout, restoration in blank outer margin of first six leaves, some stains to fols. D4 and N1-N3. Some early marginalia.

First edition in Italian vernacular of De viris illustribus urbis Romae, a collection of short texts dedicated to notable people and events from Roman history, including seventy-seven biographies of celebrated Romans, from Procas to Pompey. It is ascribed here to Gaius Plinius Caecilius (probably Pliny the Younger); however, the source, date, and author of the composition remain undetermined, and the work has, over time, been variously attributed to Sextus Aurelio Vittore, Cornelio Nepos, and Svetonius.

The Latin text was translated into Italian by the Sienese professor and man of letters Pietro di Bartolomaeo di Conone Raneoni, who dedicated his publishing initiative to Minosse Boncompane and Pandolfo Petrucci.

The edition is highly esteemed for its geographical and astronomical woodcut illustrations, and above all for the mappa mundi, which identifies continents and oceans, and splits the globe into two, placing the Old World (Europe, Asia, Africa, India) in the upper half and the Habitabilis Antipodium in the lower half, surrounded by ocean. This map is modeled on the celebrated map of the Medieval world which first appeared in the edition of Macrobius' In somnium Scipionis expositio printed in Brescia in 1483 (see Shirley 13). The Macrobian map had a large manuscript transmission from the fifth century, and was doubtless the most influential pre-Renaissance world map. The woodblock was re-used in subsequent fifteenth-century editions of Macrobius, issued in Brescia as well as in Venice, and from the early sixteenth century the map also circulated in slightly different forms in other Italian printing centres, as this Sienese edition of 1506 attests.

The book was printed by the cartolaro Simone Nardi, who is famous for having adopted one of the finest devices in the history of early Italian printing. The emblem depicts Romulus and Remus with the shewolf, above a shield bearing the letter ‘S' and a star, with the motto ‘Romae origo, Senae que insignia' on the top.

Only two copies of this edition of Plinius are held in American institutions: at the University of California, Los Angeles and at Harvard University's Houghton Library.

Mortimer Italian 534; Sander 5.