Un viaggiatore attraverso i tempi: l'Ulisse di Joyce compie 100 anni

Un viaggiatore attraverso i tempi: l'Ulisse di Joyce compie 100 anni

Il 2 febbraio 2022 si è celebrato non solo il ‘compleanno' di James Joyce – nato il 2 febbraio dell'anno 1882 – ma anche il centenario del suo capolavoro, Ulisse. Gli anniversari erano di fondamentale importanza per il romanziere irlandese, che era assai superstizioso: l'Ulisse stesso si svolge in una giornata precisa e memorabile, il 16 giugno 1904, data della prima passeggiata di Joyce in compagnia di quella che sarebbe diventata sua moglie, Nora Barnacle. Lo scrittore scelse, come buon auspicio, di far coincidere la pubblicazione di questo romanzo con il suo 40esimo compleanno. Difficile dire se sia stata questa coincidenza a segnare la fortuna dell'opera, fatto sta che essa è oggi universalmente riconosciuta come il testo che meglio definisce il concetto di Letteratura Moderna.

Gli eventi celebrativi sono stati numerosi, inclusi una due-giorni di conferenze dal titolo Joycean Cartographies presso la Huntington Library, Art Museum and Botanical Gardens (3-4 febbraio) e uno spazio di discussione virtuale – The Novel of the Century - all'interno della fiera Rare Books LA di Pasadena (3-6 febbraio).

Nella dimensione più intima della nostra libreria newyorkese - PrPh Rare Books - ci siamo voluti ritagliare un momento di riflessione partendo da un esemplare davvero speciale della prima edizione dell'Ulisse. Una copia che abbiamo esibito con orgoglio accanto alla princeps di Omero del 1488 e che oggi è inclusa tra i capolavori passati nei nostri cataloghi. Si tratta di un superbo esemplare di dedica firmato da Sylvia Beach (1887-1962) - proprietaria della famosa libreria parigina Shakespeare and Company e figura centrale sulla scena letteraria della capitale francese, oltre che grande sostenitrice ed editrice di Joyce – donato al bibliofilo e collezionista d'arte Tudor Wilkinson (1879-1969). Americano espatriato stabilitosi a Parigi, Wilkinson ebbe un peso e un'influenza rilevante nell'ottenere il rilascio della Beach dal campo nazista in cui era stata internata, e lei gli offrì quel volume come sentito ringraziamento.

Al volume era allegato anche un foglio dattiloscritto annotato, parte dell'ultima versione del romanzo.

Nata a Baltimore, nel Maryland, Sylvia Beach era figlia di un pastore presbiteriano che si era trasferito a Parigi con la famiglia quando lei aveva 14 anni. Rientrata in America, Sylvia era poi tornata a vivere nella capitale francese quando non aveva ancora trent'anni. Lì conobbe Adrienne Monnier, sua amica e amante fino alla morte avvenuta nel 1955, la cui libreria e biblioteca itinerante – la Maison des Amis des Livres – le offrì il 'modello' per la sua, la libreria Shakespeare & Company, fondata nel 1919. Specializzata in letteratura anglo-americana, era perfettamente in sintonia con il crescente influsso culturale esercitato dagli ‘espatriati' americani e dalla fiorente scena internazionale di scrittori e artisti confluiti a Parigi dopo la Prima Guerra Mondiale.

Come disse una volta lo scrittore francese André Chamson riguardo Sylvia Beach “fece più lei per legare e unire la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, l'Irlanda e la Francia che tutti e quattro gli ambasciatori riuniti insieme” ( N. R. Fitch, Sylvia Beach and the Lost Generation, New York 1983, p. 275).

Fin dai suoi primi anni di vita, la Shakespeare & Company divenne il punto di riferimento principale per giganti (o futuri giganti) letterari come André Gide, Paul Valéry, Gertrude Stein, T.S. Eliot, Ezra Pound, Djuna Barnes, Ernest Hemingway, F. Scott Fitzgerald, Mina Loy e Walter Benjamin. Oltre a dare impulso a reciproci contatti e connessioni, introdurre il suo circolo di frequentatori alle forme più innovative di scrittura sperimentale e promuovere il loro lavoro presso il pubblico dei lettori francesi, Sylvia Beach aiutò concretamente molti autori con quella moltitudine di aspetti pratici e burocratici legati al fatto di lavorare all'estero. Trovare a costi convenienti alloggi, stampatori, traduttori, oltre che un sostegno finanziario, ma anche fornire un indirizzo di recapito o persino dei prestiti. A tutto sia aggiungeva, naturalmente, l'agevolare più possibile la circolazione dei loro manoscritti tra gli editori.

Il suo significato come “giocatrice” di assoluto rilievo nella storia della moderna letteratura fu siglato dalla pubblicazione dell'Ulisse di James Joyce. La Beach incontrò lo scrittore irlandese auto-esiliatosi all'estero durante una cena, voluta dal poeta francese André Spire per dargli il benvenuto a Parigi; il giorno successivo lui si recò alla Shakespeare and Company e si iscrisse alla biblioteca itinerante. Sylvia Beach già lo conosceva per il fatto di essere il più importante scrittore del suo tempo e considerate le difficoltà che stava fronteggiando nel trovare un editore per il suo romanzo (parte del quale era stato considerato osceno dopo una prima comparsa su The Little Review), fece un passo avanti offrendosi di darlo lei stessa alle stampe.

Finanziando l'operazione in parte grazie alle sottoscrizioni e in parte attingendo ai propri fondi personali, lavorò assiduamente e a stretto contatto con Joyce e i tipografi francesi. Questi già erano poco abituati ad avere a che fare con un testo in lingua inglese, figurarsi con un uso del linguaggio così sperimentale e inventivo come quello dell'autore di Dublino! L'opera venne pubblicata in poco meno di un anno.

Le 1000 copie della prima edizione vennero vendute esclusivamente nella libreria di Sylvia Beach e includevano 100 esemplari numerati e firmati dall'autore stampati su carta olandese fatta a mano; 150 copie numerate e impresse su vergé d'Arches e 750 semplicemente numerate.

Il magnifico esemplare entrato nei nostri cataloghi era il numero 24 dei 100 su carta fatta a mano e firmati da Joyce, impreziosito da un invio autografo della Beach a Tudor Wilkinson, vergato su un cartoncino fissato al risguardo anteriore: ‘For Tudor Wilkinson | this copy of the 1st edition | of James Joyce's Ulysses | as a token of gratitude | from Sylvia Beach | Paris February 1943'. La dedica echeggiava e ricalcava apertamente quella che Joyce stesso appose all'esemplare numero 2 della stessa tiratura, che aveva voluto donare alla Beach come un ‘segno di gratitudine' (‘token of gratitude').

Sylvia Beach chiuse la libreria sul finire dell'inverno del 1941, dopo la visita – in due diverse occasioni – da parte un ufficiale d'alto rango dell'esercito tedesco . La minaccia, nel secondo caso, fu di confiscare l'intero stock di volumi dopo il rifiuto di mostrargli una copia di Finnegans Wake. La donna trasferì tutti i suoi libri in un appartamento in disuso che si trovava al piano superiore della libreria e il negozio rimase intatto, ma nell'agosto del 1942, dopo l'occupazione nazista, lei stessa venne internata nel campo di Vittel. Come documentato in una serie di lettere inedite inviate da Tudor Wilkinson ad Adrienne Monnier, oggi conservate nella Carlton Lake Collection dell'Harry Ransom Center di Austin, Università del Texas, il collezionista americano si spese per garantire la liberazione della Beach, scrivendo per suo conto a Jacques Benoist-Méchin, estimatore di Joyce che si era unito nel 1919 alla libreria itinerante della Beach e che operava in quegli anni come segretario al quartiere generale del Governo di Vichy. Nonostante la chiara opposizione delle loro visioni politiche, il legame letterario ebbe la meglio e Sylvia Beach fu rilasciata nel febbraio del 1943.

Il fautore dell'operazione, Tudor Wilkinson, fu attivo a fianco della Resistenza francese e alla stessa causa avrebbe contribuito, dopo la liberazione, la stessa Beach. Accanto a loro la moglie di Wilkinson, la famosa attrice e modella inglese Kathleen Marie Rose, in arte Dolores Rose, stella degli spettacoli dell'impresario americano Florenz Ziegfeld: anche la sua liberazione da Vitell – a detta del marito – fu resa possibile dalla cessione ad Hermann Göring di uno dei dipinti della sua importante collezione.

Allegata al volume donato a Wilkinson c'è una fotografia in bianco e nero che ritrae Joyce, Sylvia Beach, sua sorella Cyprion e John Rodker all'interno della Shakespeare and Company, anche questa con una nota autografa della Beach (‘Shakespeare and Company in the rue Dupuytren 1921 with James Joyce...'); si univa al tutto una pagina dattiloscritta relativa a ‘The Wandering Rocks' (in italiano Rocce vaganti)– uno degli episodi dell'Ulisse – con appunti di mano di Joyce e nuovamente siglata dalla Beach (‘Page of original typescript of Ulysses with manuscript | additions by the author').

Il testo dattiloscritto inizia ‘...S.J. of St. Xavier's church, upper Gardiner street stepped on to an outward bound tram...' e si tratta di una porzione del capitolo 10, l'episodio delle Rocce vaganti, in cui Padre Conmee viaggia a bordo di un tram tra il Ponte Newcomen e Howth Road riflettendo sull'aspetto, la natura e il comportamento degli altri occupanti del convoglio sia in senso generale che nel dettaglio dei singoli individui, arrivando ad una vera ruminatio sulla diffusione della fede e dei milioni di anime nere, marroni e gialle che ancora non hanno ricevuto la Grazia del battesimo (‘...But they were God's souls created by God. It seemed to Father Conmee a pity that they should all be lost, a waste, if one might say...'). Tra gli appunti manoscritti di Joyce, che ammontano ad oltre un centinaio di parole vergate in inchiostro nero, tre hanno la natura tipica delle annotazioni aggiuntive e di arricchimento del testo. Queste aggiunte e revisioni autografe dell'autore vennero realizzate in vista della stampa definitiva della prima edizione, nei mesi che condussero alla pubblicazione avvenuta nel febbraio del 1922. A parte la nota di mano della Bleach relativa a questi interventi joyciani (‘...Witnessed by the editress Sylvia Beach'), in testa al foglio si trova anche un appunto a matita da parte dello stampatore.

Questo singolo foglio (corrispondente alla pagina 3 del dattiloscritto completo) è uno dei due che risultano separati dal resto del dattiloscritto – destinato alla tipografia - contenente questo episodio del romanzo e oggi conservato nella James Joyce Collection alla Biblioteca dell'Università di Buffalo (V.B.8.a.i: see http://library.buffalo.edu/jamesjoyce/catalog/vb8ai.htm). L'altro foglio singolo è quello finale del dattiloscritto, corrispondente a pagina 25, che Buffalo riporta come citato per l'ultima volta nel 1979 all'interno del volume di Bernard Gheerbrandt Catalogue de l'exposition "James Joyce & Paris, 1902... 1920-1940... 1975: Papers from the Fifth International James Joyce Symposium. La versione dattiloscritta di questo ed altri episodi dell'Ulisse venne approntata – tra Zurigo e Parigi nel periodo 1919-1920 – partendo dal manoscritto oggi al Rosenbach Museum di Philadelphia (derivato a sua volta dai taccuini originali di Joyce), tuttavia – come nel caso di pagina 3 – in vista della stampa finale Joyce fece ulteriori revisioni in inchiostro nero. Prima di questo ultimo intervento, l'episodio delle Rocce vaganti era entrato tra gli estratti apparsi sul periodico The Little Review (uscite di giugno e luglio 1919).

L'Università di Buffalo ha acquistato il corpo principale del dattiloscritto dell'Ulysses destinato alla tipografia nell'ambito di due distinte acquisizioni, nel 1950 e nel 1959. Vi era incluso materiale joyciano esposto a Parigi a La Hune dopo la guerra, comprendente principalmente gli effetti personali dello scrittore irlandese lasciati nel suo appartamento parigino dopo la fuga nel 1939, ma anche manoscritti, lettere e libri della collezione privata di Sylvia Beach. Si può dedurre che la pagina 3 del dattiloscritto sia stata separata proprio da Sylvia Beach dal resto del testo – dopo la pubblicazione dell'Ulisse e successivamente alla restituzione da parte dello stampatore – proprio per allegarla alla copia donata a Wilkinson.

Il 20 ottobre 2011 la comparsa di questo straordinario esemplare dell'Ulysses nel catalogo dell'asta Sotheby's The Library of an English Bibliophile, fu un evento di assoluto rilievo di cui la stampa parlò ampiamente. Stephen J. Gertz lo descrisse come “una copia di dedica strabiliante e superlativa”, vera superstar della vendita (“A volume from rare book heaven and one of a handful of incredible copies of Joyce first editions.” S. J. Gertz, “Superstar 1st Edition of Ulysses Estimated $450,000 - $500,000 at Sotheby's”, 26 September 2011).

Restando in ambito joyciano, la stessa sessione comprendeva anche la copia H. Bradely Martin, con la rara sovracoperta editoriale, della prima edizione di Dubliners (1914) – una delle sole 746 copie legate – e un bellissimo esemplare, anche questo con la sovraccoperta, della prima edizione del romanzo autobiografico A Portrait of the Artist as a Young Man (1916).

Gertz aveva sicuramente ragione, quel particolare esemplare dell'Ulysses rubava sicuramente la scena anche perché – al di là dell'indiscusso valore storico e bibliografico – restituiva l'intimo ritratto di una donna dietro al capolavoro letterario: una copia che ha significato così tanto per il suo editore, di un libro che (ancora oggi) significa così tanto per i suoi lettori.

Libera traduzione dell'originale di Margherita Palumbo e Julia Stimac https://www.prphbooks.com/blog/ulysses100

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