La marca tipografica di Simone Nardi con la Lupa Capitolina: una delle più belle nella storia della stampa italiana delle origini - dal Blog PRPH

La prima edizione in volgare del De viris illustribus urbis Romae fu pubblicata a Siena, nel 1506, dal tipografo e libraio Simone Nardi, con il titolo De li homini illustri in lingua Senese traducto. I brevi testi che formano questa raccolta – tutti dedicati ad avvenimenti e figure di rilievo della storia romana antica e ivi attribuiti a Gaius Plinius Caecilius (probabilmente Plinio il Giovane) – vennero tradotti in lingua Siennese da Pietro di Bartolomaeo di Conone Raneoni.

Questa rara edizione è generalmente conosciuta ed apprezzata per il suo apparato illustrativo, in particolare la 'mappa macrobiana' a piena pagina, una mappa mundi che ebbe vasta trasmissione manoscritta, e fu data per la prima volta alle stampe a Brescia nel 1483, a corredo dell'edizione dell'opera di Macrobio In somnium Scipionis expositio. Meno nota è, invece, l'elaborata marca tipografica utilizzata al frontespizio da Simone Nardi, senza dubbio una delle più belle nella storia dell'arte della stampa italiana. L'emblema raffigura l'iconica Lupa Capitolina che allatta di gemelli Romolo e Remo, adattando però la celebre e diffusa iconografia classica alla storia della città di Siena e alle sue mitiche origini.

Una leggenda locale risalente al XIV secolo, infatti, narra che Siena sia stata fondata dai figli di Remo, i gemelli Aschio e Senio, dal quale la città avrebbe poi preso il nome. Dopo l'assassinio del padre, i gemelli erano fuggiti da Roma verso la Toscana ed erano stati allattati da una lupa. L'immagine della lupa che nutre e accudisce diventa così simbolo visivo dell'orgoglio civico, affermando le radici classiche di Siena e presentandola quindi come una seconda Roma, nell'ottica anche della sua secolare competizione con la città di Firenze. L'iconografia della Lupa Capitolina ritorna inoltre sia nell'emblema araldico di Siena, sia in opere d'arte presenti nella città, come il celebre affresco L'Allegoria del Buon Governo dipinto da Ambrogio Lorenzetti sulle pareti di Palazzo Pubblico nel 1337-1339.

Simone Nardi è stato il primo stampatore italiano attivo a Siena, dove l'arte tipografica era stata introdotta nel 1484 dal tedesco Henricus de Colonia. Nardi era specializzato nella stampa di opera curate o – come nel caso De li homini illustri – tradotte da letterati senesi e il primo libro uscito dai suoi torchi fu, il 28 aprile 1502, La sconfitta di Monte Aperto di Lancillotto Politi, narrazione della famosa battaglia che aveva visto fronteggiarsi nel 1260 l'esercito fiorentino e quello senese: il volume è illustrato da una grande silografia raffigurante la città di Siena protetta sotto il manto della Vergine Maria.

La prima comparsa della marca con la Lupa si data invece al 1503, in calce all'Opera di Agostino Dati (si veda la voce catalografica in Edit16). L'immagine della Lupa nutrice si trova all'interno di una elaborata bordura all'antica abitata da soldati e grifoni, con uno scudo in cui campeggia la lettera capitale ‘S' inserito nella parte inferiore; in alto si trovano altri due emblemi della citta toscana: il leone rampante sul lato destro e la cosiddetta balzana – lo scudo gotico diviso in due parti in senso orizzontale - sul sinistro. Solo uno dei gemelli è rappresentato nell'atto della suzione dalla mammella della lupa, mentre l'altro è ritratto a cavallo dell'animale, con una lancia con luna crescente impugnata nella mano destra. Sopra si legge il motto ‘senae civitatis insignia'. La stessa marca tipografica fu impiegata da Nardi nel 1505 per la Brevissima introductio ad litteras Graecas.

In De li homini illustri in lingua Senese traducto, stampata il 30 marzo 1506 (a fondo articolo segue la scheda descrittiva completa), Simone Nardi utilizza per la prima volta una variante di questa marca: la balzana e il leone non sono raffigurati e l'iscrizione recita ‘romae origo. senae que insignia', a sottolineare con ancora maggior forza la radici romane di Siena. Questa versione sarà più tardi riproposta in un'edizione di un'opera strettamente legata alla storia della città toscana, il De libertate patriae panegiricus di Giano Damiani (ca. 1515).

Altre varianti apparvero in impressioni successive, in genere con versioni semplificate e più schematiche della Lupa Capitolina e corredate da iscrizioni quali ‘libertas' o ‘sena civitas'.

La versione originale in inglese del Blog, inclusa la scheda descrittiva del volume, è consultabile a questo link

[Plinius Secundus, Gaius Caecilius (61-113), attribuito a]. C. Plinio De li homini illustri in lingua Senese traducto et brevemente commentato. Opera del Cone. Siena, Simone Nardi, 30 marzo 1506.

In-4° (mm 205x136). Segnatura: A-N8 (c. E3 segnata E2). [104] carte. Marca tipografica silografica di Nardi, a piena pagina, al verso della prima carta. Sei silografie di soggetto astronomico e geografico e una mappa del mondo a piena pagina. Numerose iniziali incise su legno su fondo nero. Carte di guardia rinnovate. Legatura secentesca in pergamena su piatti in cartone, rimontata. Dorso liscio con titolo in oro e antiche segnature ‘A8' e ‘47'. Ottimo esemplare. Qualche isolato foro di tarlo, fioriture marginali e qualche traccia di polvere, restauri al margine esterno bianco delle prime 6 carte, alcune macchie alle cc. D4 e N1-N3. Alcuni marginalia di antica mano.

Prima edizione in volgare del De viris illustribus urbis Romae, una raccolta di brevi testi dedicati a personaggi ed eventi della storia romana, comprese 77 biografie di famosi Romani, da Procas a Pompeo. L'opera è qui attribuita a Gaius Plinius Caecilius (probabilmente Plinio il Giovane), ma l'origine, la cronologia e l'autore della composizione restano incerti e, nel corso del tempo, è stata variamente restituita a Sextus Aurelio Vittore, Cornelio Nepote e Svetonio.

Il testo originale latino venne tradotto in italiano dall'erudito e uomo di lettere di origine senese Pietro di Bartolomaeo di Conone Raneoni, che dedica l'iniziativa editoriale a Minosse Boncompane e Pandolfo Petrucci.

L'edizione è stimata per le silografie di soggetto geografico e astronomico, in particolare la mappa mundi, dove si identificano le terre emerse rispetto agli oceani e il globo è diviso in due zone, il Vecchio Mondo (Europa, Asia, Africa, India) nella metà superiore e l'area definita Habitabilis Antipodium – circondata dalle acque - in quella inferiore. Il modello immediato è la celebre mappa del mondo apparsa per la prima volta a stampa nell'edizione bresciana del 1483 de In somnium Scipionis expositio di Macrobio (si veda Shirley 13). La mappa macrobiana ebbe, fin dal V secolo, una lunga trasmissione manoscritta e fu senza alcun dubbio la rappresentazione cartografica più diffusa in età pre-rinascimentale. Il blocco ligneo fu riutilizzato nelle successive edizioni quattrocentesche di Macrobio, stampate sia a Brescia sia a Venezia, per essere poi riproposto - con lievi varianti e a corredo di diverse opere - da tipografi attivi anche in altre città italiane, come dimostra il Plinio senese del 1506.

Il De viris illustribus urbis Romae uscì dai torchi del cartolaro Simone Nardi, noto per aver utilizzato una delle più interessanti marche tipografiche della storia della stampa in Italia: l'emblema raffigura Romolo e Remo con la lupa che sormontano uno scudo con la lettera 'S' e una stella, mentre il motto che li accompagna recita ‘Romae origo, Senae que insignia'.

Due sole copie di questa edizione di Plinio sono conservate in biblioteche pubbliche americane: quella della Università della California di Los Angeles e l'Houghton Library dell'Università di Harvard.

STC Italian, p. 526; Mortimer Italian 534; Sander 5767.