La circolazione dei libri proibiti di Galileo…ai tempi di Galileo! - Dal Blog PRPH BOOKS

Questa interessante lettera manoscritta, datata 1641, costituisce una preziosa ed inequivocabile testimonianza delle difficoltà, nonché del pericolo, nel procurarsi - appena 9 anni dopo la sua pubblicazione a Firenze nel 1632 - una copia del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei.

Il Dialogo è universalmente considerato il capolavoro scientifico e letterario di Galileo. La forma del dialogo consente all'autore di strutturare l'opera come un'ipotetica discussione tra i personaggi e così analizzare il modello copernicano senza infrangere i parametri di divieto imposti dal pontefice. La censura venne facilmente aggirata e l'opera ottenne l'imprimatur nel 1630. Nonostante ciò nel 1633 gli oppositori di Galileo lo trascinarono a Roma di fronte al Tribunale dell'Inquisizione, dove fu costretto ad abiurare, e il Dialogo fu inserito nell'Index, dove rimase fino al 1757. Condannato alla prigione a vita, la sentenza nei confronti di Galileo fu commutata negli arresti domiciliari.

Il Dialogo non venne incluso nè nella prima e nè nella seconda edizione delle Opere (pubblicate rispettivamente a Bologna nel 1655-56 e a Firenze nel 1718), ma fu riabilitato in occasione della terza impressione stampata a Padova nel 1744. Già a quel tempo infatti, sulla base dell'evidenza visiva del processo di rivoluzione della Terra intorno al sole, papa Benedetto XIV aveva indotto il Sant'Uffizio ad approvarne la pubblicazione, sebbene soltanto con l'Index del 1757 le opere a sostegno della teoria eliocentrica siano state ufficialmente riabilitate.

Questa la trascrizione completa della lettera manoscritta:

“Ill.mo Sig., e P[at]ron[o] mio Colmo. L'obbligo che tengo di servire a V.S. [Vostra Signoria] Ill.ma mi rende quasi che prosuntuoso [sic] in proccurarne l'or[di]ne; [per]tanto esse[ndomi] sovvenuto che li mesi addreto [sic] mi fece V.S.I. fare certa diligenza p[er] il Dialogo del Galileo, che non fu trovato credendo possi haverlo acaro, hò fatto qui p[er]cquisizione e mi è stato provvisto, è però usato, e volgare stampato in Fiorenza delli […?], si compiaccia V.S.I. ordinarmi come devo contenermi à farglielo pervenire, p[er]ché per essere Proibito non mi attento alla semplice posta. Il mio ritorno sarà à ottobre, p[er]ché ho trovate le cose dificultose, essendo li effetti sparti [sic], se V.S. Ill.ma mi farà il favore della l[ette]ra, sarà grand[issi]mo, poi che questa città richiede dependenze di P[at]roni, e Cot[est]a Alt[ezz]a hà il logo primiero app[res]so questi Col[endissi]mi, e a V.S. Ill.ma [per]fine mi rassegno hu[milissi]mo servo facendol rev[eren]za. Venezia, li 29 di Agosto 1641. .S. Ill.ma. Dev[otissi]mo s[uo] servo Franc[esco] Albertinele”.

(Bifolio, mm 302x206 mm, vergato al solo recto della prima carta, trace di piegatura, ottimo stato di conservazione)

Seguono le descrizioni complete dell'esemplare del Dialogo di Galileo e della lettera manoscritta

La versione originale inglese del Blog, inclusa la descrizione del volume, sono disponibili a questo link

Galileo, Galileo (1564-1642). Dialogo […] dove ne i congressi di quattro giornate si discorre sopra i due massimi sistemi del mondo Tolemaico, e Copernicano; proponendo indeterminatamente le ragioni filosofiche, e naturali tanto per l'una, quanto per l'altra parte. Firenze, Giovanni Battista Landini, 1632.

In-4° (mm 219x161). [8], 458, [34] pagine. Segnatura: [π]4 A-Z8 Aa-Ee8 Ff6 Gg-Kk4. Carta Kk4 bianca. Marca tipografica silografica al frontespizio, numerosi diagrammi e illustrazioni incisi su legno nel testo. Marca l'antiporta incisa da Stefano della Bella raffigurante Aristotele che parla con Tolomeo e Copernico. Come in molte copie al margine di p. 92 è applicato un tassello a stampa che riporta una correzione al testo; a p. 192 la lettera mancante H è invece, come di consueto, supplita a mano. Legatura coeva in pergamena, con titoli su tassello (più tardo) al dorso. Al contropiatto anteriore segnatura ‘G10' manoscritta in inchiostro rosso; al recto della successiva carta di guardia nota manoscritta (forse di appartenenza?) ‘E. Nuqis.'. Nota di possesso manoscritta coeva al frontespizio ‘Ex lib Jo Orat Mannajoni', riferibile probabilmente ad un membro della famiglia Mannaioni di Montaione, vicino a Firenze. Aloni di colore marrone al margine inferiore bianco su una cinquantina di carte, lievi bruniture diffuse, più evidenti in alcuni punti. Splendida copia, genuina, ad ampi margini, nella sua legatura originaria.

Prima edizione del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, universalmente considerato il capolavoro scientifico e letterario di Galileo. Per esprimere l'adesione alla nuova concezione copernicana dell'universo senza attirare i sospetti dell'Inquisizione, l'autore struttura il testo nella forma di un dialogo - della durata di 4 giornate - tra tre protagonisti, Salviati, Sagredo e Simplicio (rappresentanti rispettivamente di tre diverse prospettive e filoni di pensiero: radicale, conservatore e agnostico), durante il quale le due teorie opposte sull'universo vengono discusse in maniera apparentemente imparziale ed oggettiva. Dopo lunghi anni di divieti nei confronti dell'insegnamento della teoria copernicana, Galileo ottenne di poter esprimere la propria posizione grazie al nuovo pontefice Urbano VIII, che era stato suo amico e mecenate per oltre un decennio. Gli fu quindi concesso di scrivere un saggio sulla teoria eliocentrica di Copernico a patto che le argomentazioni a sostegno della tradizionale concezione tolemaica fossero equamente presentate e discusse. La forma del dialogo offriva a Galileo l'opportunità di costruire un'ipotetica discussione ed analizzare il modello copernicano senza infrangere i limiti posti dal papa. Gli organi censori vennero così facilmente aggirati e nel 1630 il Dialogo ottenne l'imprimatur (riportato al verso del frontespizio). Nonostante ciò nel 1630 i detrattori dello scienziato lo trascinarono a Roma al cospetto del Tribunale dell'Inquisizione obbligandolo all'abiura, mentre la sua opera veniva inserita nell'Indice dei libri proibiti dove resterà fino al 1757. Galileo fu condannato al carcere a vita, pena poi commutata negli arresti domiciliari permanenti.

Il Sidereus nuncius aveva avuto fin dalla sua comparsa nel 1610 una diffusione molto limitata e a partire dal 1615 era stato vietato a Galileo di esprimere ogni opinione in tema di astronomia. Il Dialogo era quindi stato concepito come una sorta di appello al pubblico – fatto che giustifica la scelta del volgare invece del latino – e un tentativo di spezzare questo silenzio imposto. L'opera illustra tutte le più recenti scoperte sull'argomento e dimostra la correttezza del sistema cosmologico descritto da Copernico, confutando contemporaneamente quella che ne era da sempre stata la maggiore obiezione, cioè l'idea che – se davvero la Terra girasse intorno al sole – ciò sarebbe verificabile mediante l'osservazione del movimento degli oggetti terresti, i quali sarebbero inevitabilmente coinvolti nel sistema di rivoluzione. Grazie alle sue indagini sul movimento dei corpi cadenti, Galileo dimostrò l'inesattezza di questa teoria e nello stesso tempo che il movimento terrestre era perfettamente giustificabile sotto il profilo astronomico e fisico-filosofico.

Il Dialogo, più di ogni altra opera, rese il sistema eliocentrico comprensibile e di diffusa accessibilità; venne quasi immediatamente tradotto in latino da Matthias Bernegger, con il titolo di Systema cosmicum, e pubblicato a Leida e a Strasburgo nel 1635 (da Elzevier). Ristampe apparvero a Lione nel 1641, a Londra nel 1663 e di nuovo a Leida nel 1699 e la versione latina contribuì alla circolazione del testo nel mondo accademico ed erudito. Una traduzione inglese fu stampata a Londra nel 1661 da William Leybourn. La seconda edizione in italiano fu impressa a Napoli - ma con falsa attestazione di luogo a Firenze - nel 1710.

Il Dialogo non venne incluso nè nella prima e nè nella seconda edizione delle Opere (pubblicate rispettivamente a Bologna nel 1655-56 e a Firenze nel 1718), ma fu riabilitato in occasione della terza impressione stampata a Padova nel 1744. Già a quel tempo infatti, sulla base dell'evidenza del processo di rivoluzione della Terra intorno al sole, papa Benedetto XIV aveva indotto il Sant'Uffizio ad approvarne la pubblicazione, sebbene soltanto con l'Index del 1757 le opere che sostenevano la teoria eliocentrica siano state ufficialmente riabilitate.

Horblit, 18c; PMM, 128; Riccardi, I 511; Norman, 858; Wellcome, 2647a; Carli-Favaro, 128; Cinti, 89; M.A. Finocchiaro, The Routledge Guidebook to Galileo's Dialogue, London, 2014; G. Galilei, Le opere. Edizione Nazionale, Firenze, 1890-1909.

Insieme a questo esemplare del Dialogo si offre un'interessante lettera manoscritta, datata 1641, in cui si testimonia quanto difficile, oltre che pericoloso, fosse il reperimento di una copia testo galileiano già pochi anni dopo la sua pubblicazione. Segue la trascrizione completa della lettera:

“Ill.mo Sig., e P[at]ron[o] mio Colmo. L'obbligo che tengo di servire a V.S. [Vostra Signoria] Ill.ma mi rende quasi che prosuntuoso [sic] in proccurarne l'or[di]ne; [per]tanto esse[ndomi] sovvenuto che li mesi addreto [sic] mi fece V.S.I. fare certa diligenza p[er] il Dialogo del Galileo, che non fu trovato credendo possi haverlo acaro, hò fatto qui p[er]cquisizione e mi è stato provvisto, è però usato, e volgare stampato in Fiorenza delli […?], si compiaccia V.S.I. ordinarmi come devo contenermi à farglielo pervenire, p[er]ché per essere Proibito non mi attento alla semplice posta. Il mio ritorno sarà à ottobre, p[er]ché ho trovate le cose dificultose, essendo li effetti sparti [sic], se V.S. Ill.ma mi farà il favore della l[ette]ra, sarà grand[issi]mo, poi che questa città richiede dependenze di P[at]roni, e Cot[est]a Alt[ezz]a hà il logo primiero app[res]so questi Col[endissi]mi, e a V.S. Ill.ma [per]fine mi rassegno hu[milissi]mo servo facendol rev[eren]za. Venezia, li 29 di Agosto 1641. .S. Ill.ma. Dev[otissi]mo s[uo] servo Franc[esco] Albertinele”.

(Bifolio, mm 302x206 mm, vergato al solo recto della prima carta, trace di piegatura, ottimo stato di conservazione)