La Storia genuina del Cenacolo di Leonardo scritta da Domenico Pino - dal Blog PRPH

“Fia meglio a mio avviso avere un dipinto ritoccato, che non averlo poi più”
La Storia genuina del Cenacolo di Leonardo scritta da Domenico Pino

Nel 1796 apparve la prima monografia dedicata interamente al Cenacolo, o Ultima cena, di Leonardo da Vinci, una delle opere d'arte più famose al mondo, dipinta su una delle pareti del refettorio del monastero domenicano di Santa Maria delle Grazie, a Milano, tra il 1495 e il 1498, e commissionata dal Duca Ludovico Sforza e da Beatrice d'Este.

L'autore del volume è Domenico Pino, priore del suddetto monastero. Pino era stato incaricato di raccogliere maggiori informazioni e notizie sull'affresco da parte di un editore milanese, il quale stava per pubblicare una nuova edizione della Nuova Guida di Milano per gli Amanti delle Belle Arti del segretario dell'Accademia di Brera Carlo Bianconi (1732-1802), stampata per la prima volta nel 1787. Pino aveva naturalmente accesso all'archivio del convento, che fu più tardi disperso dalle truppe napoleoniche, ed ebbe quindi modo di scoprire e citare molti documenti oggi purtroppo perduti, inclusa una ricevuta firmata dall'allora priore Vincenzo Maria Monti e attestante il pagamento a favore di Leonardo – nel giugno del 1497 - della somma di 37,16.5 lire per un lavoro realizzato nel refettorio, e raffigurante “li Apostoli”.

Pino puntualizza il fatto di non essere un artista: suo interesse è l'analisi del profondo significato teologico del capolavoro di Leonardo, ispirato all'episodio narrato nel Vangelo di Giovanni, quando Gesù – durante la sua ultima cena con i suoi dodici discepoli – annuncia loro “In verità, uno di voi mi tradirà” (13:21). Nel perlustrare l'archivio, il priore domenicano è inoltre mosso dalla volontà di scrivere – come dichiara nel preliminare avviso al lettore - “la storia precisa di questa nostra domestica dipintura famosa” e in questo modo smentire alcune leggende che circolavano intorno all'Ultima Cena e avevano finito per screditare i Domenicani di Santa Maria delle Grazie. Il sopra menzionato Carlo Bianconi, ad esempio, aveva incolpato i frati di aver collocato un ‘lavatoio' nel refettorio, di aver ricoperto di calce il dipinto e soprattutto di aver permesso il ‘barbaro' restauro della preziosa pittura murale nel 1726, quando il Cenacolo fu trattato con soda caustica e quindi ‘ridipinto' da Michelangelo Bellotti (1673-1744). Pino confuta una ad una le accuse di Bianconi e conclude: “Fia meglio a mio avviso avere un dipinto ritoccato, che non averlo poi più” (p. 49), esprimendo così la sua personale visione del restauro di un'opera d'arte.

Come riferito nell'epistola dedicatoria al Granduca Ferdinando III de' Medici, nel 1795 Pino aveva ricevuto la visita del pittore e disegnatore pistoiese Teodoro Matteini (1854-1831), incaricato dal Granduca stesso di realizzare una copia fedele del dipinto leonardesco per conto del rinomato incisore Raffaello Morghen (1758-1833); lo scopo era conservare la memoria dell'Ultima Cena per la posterità o - scrive Pino nella dedicatoria - ‘perpetuamente'. Ciò ad ulteriore prova che i Domenicani “fatto hanno quanto per lor si seppe, o venne lor suggerito per conservare questo domestico tesoro” (p. 58). Matteini inviò il disegno a Morghen, il quale nel 1800 lo utilizzò per la sua famosa incisione su rame che riproduce – e parzialmente ricostruisce – il Cenacolo di Leonardo.

Il testo originale in inglese, inclusa la scheda del volume, è consultabile a questo link

Pino, Domenico. Storia genuina del Cenacolo insigne dipinto da Leonardo da Vinci nel refettorio de' padri domenicani di Santa Maria delle Grazie di Milano... Milano, Cesare Orena, 1796.

In-8° (mm 223x134). [8], 139, [1] pagine. Legatura coeva in marocchino rosso su piatti in cartone. Elaborata cornice impressa in oro ai piatti, con fregio centrale dorato. Dorso a cinque nervi, decorato in oro; titolo dorato su tassello in marocchino blu. Contropiatti e sguardie in carta marmorizzata, tagli dorati. Piccoli fori di tarlo alle estremità del dorso. Ottimo esemplare, stampato su carta forte. Segnatura ‘L4' sulla carta di guardia anteriore.

Provenienza: al frontespizio antico timbro nobiliare non identificato.

Rara prima edizione – dedicata a Ferdinando III, Granduca di Toscana – del primo libro interamente dedicato alla storia del famoso Cenacolo (o Ultima Cena), affresco realizzato da Leonardo da Vinci nel refettorio del monastero milanese di Santa Maria delle Grazie tra il 1495 e il 1498.

L'autore, il domenicano Domenico Pino, era priore del monastero al tempo della stesura del volume ed aveva quindi accesso agli archivi, poi dispersi a seguito dell'arrivo delle truppe napoleoniche. Pino venne incaricato – da un editore milanese che era in procinto di pubblicare una nuova guida di Milano – di raccogliere il maggior numero di informazioni sul Cenacolo e rivederne le vicende. Pino ricevette negli stessi anni la visita del pittore Teodoro Matteini, cui il Granduca Ferdinando III aveva commissionato una copia del dipinto leonardesco. Tale copia fu più tardi utilizzata da Raffaello Morghen per la sua incisione del Cenacolo.

Perlustrando gli archivi, Pino fu particolarmente solerte e motivato nel confutare aneddoti e leggende circolanti intorno all'opera di Leonardo, leggende che in vari casi avevano gettato discredito sui frati di Santa Maria delle Grazie. La Storia genuina del Cenacolo rappresenta pertanto un'importante fonte storica, straordinariamente ricca di materiale documentario: Pino cita, ad esempio, una carta in cui si fa riferimento specifico al pagamento versato a Leonardo nel giugno del 1497.

Il testo è accompagnato dalle note dell'autore e da un corposo indice.

La Storia di Pino fu superata, pochi anni dopo, dal monumentale lavoro di Giuseppe Bossi – Del Cenacolo di Leonardo da Vinci - pubblicato nel 1810.

E. Verga, Bibliografia vinciana, Bologna 1931, n. 271; F. Predari, Bibliografia enciclopedica milanese, Milano 1857, p. 443