Antiche brossure illustrate - dal Blog PRPH BOOKS

Esemplari di antiche brossure illustrate da silografie sono tanto rari a trovarsi quanto di fondamentale importanza, sia per la storia dell'incisione che per lo studio delle strategie di mercato nell'ambito della produzione libraria a stampa.


Un esempio lo offre un'edizione veneziana del Monte de la oratione risalente al 1493, illustrata da un'immagine allegorica dell'ascesa dell'anima in Paradiso che era ampiamente diffusa in ambito francescano. La stampa dell'edizione è generalmente attribuita al bergamasco Bernardino Benali, tipografo specializzato in libri illustrati e testi devozionali in volgare. A partire dal 1483 Benali risulta attivo sia come legatore che come stampatore “in Marzaria, tien per insegna sancto Girolamo” - insegna che utilizzò anche come propria marca tipografica - continuò a stampare nella sua bottega, trasferitasi nei pressi della chiesa di San Pantaleone fino al 1524, nonostante la sua attività registri negli anni una progressiva e significativa riduzione.

L'esemplare che offriamo del Monte de la oratione conserva ancora la sua brossura illustrata originale (scheda descrittiva completa consultabile qui). La silografia al piatto anteriore mostra san Giovanni Battista con l'agnus Dei e san Pietro con le chiavi sullo sfondo di un paesaggio desertico, nell'atto di sorreggere tre medaglioni foliati intersecati tra loro a simboleggiare la Trinità; al piatto posteriore l'incisione su legno raffigura invece san Giovanni Evangelista con l'aquila e san Francesco con le stimmate: i due santi sono raffigurati in piedi davanti ad una cappella e reggono anch'essi medaglioni foliati entro cui sono iscritti il nome e le virtù di Maria, secondo un'iconografia tipica dell'ambiente francescano che allude alla famigliarità della Vergine con la Santissima Trinità. L'edizione Benali contiene inoltre una silografia a piena pagina – con la dicitura ‘Mons orationis' - ad introdurre il testo, ove sono raffigurati un angelo che tiene un cartiglio con l'iscrizione ‘humanum dico' (Rom. 6:19), un frate francescano in preghiera con il rosario tra le mani e una piccola chiesa sullo sfondo, quale simbolo dell'entrata del Paradiso; in alto le immagini di Dio Padre benedicente con il globus cruciger (la sfera sormontata dalla croce) e lo Spirito Santo.

Le incisioni su legno che illustrano la legatura del Monte de la oratione appartenevano con molta probabilità allo stesso Benali, che le riutilizzò per la copertina di altre due edizioni uscite in quegli stessi anni dai suoi torchi: i Fioretti di San Francesco apparsi l'11 giugno 1493 e il Zardin de Oration Fructuoso del francescano Niccolò di Osimo (Nicolaus de Ausmo) stampato nel 1494. Queste brossure illustrate rappresentavano quindi una sorta di vero e proprio richiamo visivo ‘promozionale' per pubblicazioni il cui contenuto era strettamente connesso alla pietas e alla morale francescana. Sia i Fioretti che il Zardin contengono inoltre la già citata silografia a piena pagina impiegata dal tipografo in apertura del testo del Monte de la oration, con la rimozione ovviamente dell'iscrizione ‘Mons orationis'.

Nel corso dei secoli le brossure illustrate sono state utilizzate per rilegare edizioni di carattere ‘popolare' e di svago, piccole pubblicazioni di argomento devozionale e liturgico, pamphlets, almanacchi e altre tipologie di ephemera. Si tratta in genere di edizioni stampate su carta di scarsa qualità, con legature illustrate da silografie già ampiamente e variamente riutilizzate: considerata la loro fragilità, sono rarissimi gli esemplari sopravvissuti.

È il caso di due legature funebri illustrate, prodotte a Bologna rispettivamente nel 1690 e nel 1744, a racchiudere il testo della Messa dei defunti tratto dal Messale Romano (la scheda descrittiva completa è consultabile qui). Le silografie ai piatti sono ispirate all'iconografia del memento mori (‘ricordati che devi morire'), molto popolare durante la Controriforma, e includono alcuni soggetti comunemente associati all'idea della morte e caducità della vita (teschi, scheletri, ossa umane) oltre ad oggetti che richiamano la vanità dei beni e piaceri terreni. Le due brossure mostrano bene come tale iconografia standardizzata e immediatamente riconoscibile sia stata adottata anche dai tipografi: esse sono, in effetti, non soltanto un esempio di arte funeraria, ma racchiudono in sé un richiamo alla mortalità umana in grado di rivelare immediatamente – ancora una volta come richiamo visivo ‘promozionale' a fini anche commerciali – il contenuto e lo scopo dell'opera pubblicata nella propria bottega: in questo caso la Messa dei defunti.

Il testo originale inglese del post e delle schede dei volumi è disponibile qui