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Demosthenes.

Δημοσθένους Λόγοι δύο καὶ ἑξήκοντα. Habes Lector Demosthenis Graecorum oratorum omnium facile principis orationes duas & sexaginta, & in easdem Ulpiani comment.

Demosthenes. Δημοσθένους Λόγοι δύο καὶ ἑξήκοντα. Habes Lector Demosthenis Graecorum oratorum omnium facile principis orationes duas & sexaginta, & in easdem Ulpiani comment. Basel, Johannes Herwagen, settembre 1532.

In-folio (mm 325×215). Segnatura: a-b6, α-ω6, A-T6, Υ8 (segnature in alfabeto greco), aa-qq6, rr8, ss-xx6, yy4. Dodici carte non numerate, 532 pagine, 207 pagine (l’ultima pagina mal numerata 507), 28 carte non numerate. Carattere greco e romano. Testo in greco; in latino intitolazioni e note tipografiche al frontespizio, lettera dedicatoria di Erasmo da Rotterdam (cc. a2r-v), le Annotationes (cc. ss3v-yy3v), il colophon (c. yy3v), il conclusivo indirizzo al lettore di Johann Oporinus (c. yy4r). Al frontespizio e al verso della carta yy4, marca tipografica incisa su legno di Johann Herwagen: su una colonna, erma con uomo trifronte che sostiene con la mano sinistra un caduceo (Heitz-Bernoulli 127). Numerose iniziali silografiche, a fondo nero e criblé. Legatura in mezza pelle del XIX secolo decorata a secco con intreccio di filetti a nido d’ape, piatti ricoperti in carta rossa, dorso a quattro nervi sottolineati da filetti e piccola ghirlanda floreale a secco, scomparti decorati anch’essi a secco. Al secondo e al terzo scomparto titolo breve e data di stampa, in oro. Angoli e labbri dei piatti leggermente usurati. Esemplare in discreto stato di conservazione, piccolissimi fori di tarlo ai margini bianchi delle prime carte; altro foro di tarlo alle cc. ii3-yy4 a ledere alcune lettere del testo. Lievi fioriture, piccola macchia al margine esterno bianco delle prime tre carte, piccolo strappo alla c. a2.

Straordinario esemplare appartenuto all’umanista fiorentino Benedetto Varchi (1503-1565) della seconda edizione delle sessantadue orazioni al tempo attribuite a Demostene, apparse originariamente nel 1504 presso Aldo.

Rispetto all’aldina, l’edizione basileense si differenzia nel presentarsi come agevole strumento di studio. Il commentario di Ulpiano circonda, in corpo minore, il testo dei Λόγοι demostenei, facilitando quindi il confronto. In apertura è impressa l’epistola che Erasmo da Rotterdam (1496-1536) indirizza da Friburgo, nell’agosto del 1532, al giovane norimberghese Johann Georg Paumgartner (1515-1570), al tempo studente a Padova. Fin dal 1528 Erasmo era in rapporti di amicizia con Johann Herwagen, tanto da raccomandarlo nel 1530 agli amici veneziani quando il tipografo si mise in viaggio alla ricerca di codici greci da dare alle stampe. Nel caso del Demostene la collaborazione non fu, però, priva di difficoltà, e solo dopo molte insistenze l’umanista olandese acconsentì a redigerne l’epistola proemiale, forse a causa dell’insoddisfazione suscitata dalla scarsa cura con la quale Herwagen aveva impresso, nel 1531, il suo Epistolarum floridarum liber. A corredo del testo – migliorato rispetto alla lezione aldina - è offerta una scelta di varianti curata da Pierre Danès (1497-1579), professore di greco presso il Collège Royal fondato da Francesco I. Seguono le ampie note di commento introdotte da un indirizzo del tipografo-umanista Johann Oporinus, e tratte sia da opere di Erasmo, sia dai Commentarii linguae Graecae di Guillaume Budé (1468-1540), apparsi nel 1529 a Parigi e nel 1530 ristampati a Basilea. Una raccolta di nomi che fa, quindi, di questa edizione uno dei monumenti di quel griechischer Geist, dello spirito greco che caratterizzò la Basilea cinquecentesca.

A ulteriore arricchimento si aggiunge il nome dell’antico possessore del nostro esemplare: Benedetto Varchi, della cui ricca raccolta libraria la Biblioteca Nazionale di Firenze conserva gli inventari, e nei quali abbiamo potuto rinvenire la registrazione corrispondente al nostro esemplare «Demosthenis opera G. in f. Basileae 1532.» (ms. II.VIII.142, c. 22r), oltre a quelle relative a una decina di altre edizioni del retore ateniese, sia in greco sia in latino. Tale profondo interesse trova ulteriore testimonianza in un manoscritto autografo conservato presso la Biblioteca Riccardiana (ms. Ricc. 1184), che comprende la versione latina di alcune orazioni, tra cui le prime tre Olynthiacae e il De pace, non a caso nel presente esemplare fittamente postillate in greco.

Sull’importanza di Demostene così scriveva Varchi il 19 settembre 1539 a Carlo Strozzi, «quanto agli autori, per imparare la lingua come s’usa oggi, tutti son buoni, pure Luciano in prosa e Aristofane in versi sono utilissimi, bench’io leggerei più volentieri, quando uno ne intendesse i principi bene, Demostene e Omero, de’ quali bisogna fare come di Cicerone e Vergilio in latino e del Boccaccio e Petrarca in toscano, tanto che sei autori solamente basteriano in queste tre lingue» (B. Varchi, Lettere, p. 70).

Adams D, 261; VD16 D, 484; STC German, 238; Hoffmann I, p. 508; Griechischer Geist aus Basler Pressen, 225; L. Delaruelle, G. Budé, Paris 1907, p. 224; U. Schindel, Demosthenes im 18. Jahrhundert, München 1963, pp. 10, 207; La France des Humanistes. Hellénistes I, Turnhout 1999, p. 94; Demosthenes. Statesman and Orator, ed. I. Worthington, New York 2000, pp. 250-251; D. Tangri, Demosthenes in the Renaissance, «Viator» 37 (2006), pp. 545-548; M. Prunai Falciani, Manoscritτi e libri appartenuti al Varchi nella Biblioteca Riccardiana di Firenze, «Accademie e Biblioteche d’Italia», 53 (1985), pp. 14-29 (in part. p. 22, n. 16); F. Scapecchi, Ricerche sulla biblioteca di Varchi, in Benedetto Varchi, ed. V. Bramanti, Roma 2007, pp. 307-318; B. Varchi, Lettere 1535-1565, ed. V. Bramanti, Roma 2008, p. 70; Autografi di letterati italiani. Il Cinquecento, Roma 2009, pp. 337-351.