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Claudius Galenus.

Γαληνοῦ Α´-E´. Galeni Librorum pars prima-pars quinta..

Claudius Galenus. Γαληνοῦ Α´-E´. Galeni Librorum pars prima-pars quinta.. Venezia, eredi di Aldo Manuzio e Andrea Torresano, aprile-agosto 1525..

Un’opera in cinque volumi in folio (mm 314-318×218-224). I. Segnatura: [*]4, Aα-Γγ8; a-e8, f4, g-l8, m4, n-o8, p10, q4, r-x8, y10, z8, &6; A-L8, M12, N8 (bianche le carte f4, &6; impresse al solo recto le carte [*]1, [*]4, Γγ4, a8, m4, M12). Quattro carte non numerate, 24 carte numerate, 181 carte (mal numerate 180), una carta bianca; 108 carte numerate. Carattere greco e romano. Testo in greco; in latino intitolazione al frontespizio, lettera dedicatoria a Clemente VII alla c. [*]2, privilegio papale alla carta [*]3r, registro e colophon alla c. [*]4r; in greco e latino, e disposto su due colonne, l’indice, alla c. [*]3v. Al frontespizio e al verso dell’ultima carta grande marca tipografica della bottega aldina: in cornice rettangolare àncora con delfino, ai lati ‘ALDVS//M. R.’ (Fletcher f4; A3c). Spazi bianchi per iniziali con letterine guida. II. Segnatura: **4, aa-kk8, ll6, mm-yy8, zz10; a-g8, h6, i-n8, o4 (impresse al solo recto le carte **1, **3, al solo verso la carta **4), Tre carte non numerate, una carta bianca, 184 carte numerate; 106 carte (mal numerate 160). Carattere greco e romano. Testo in greco, in latino intitolazione al frontespizio, lettera dedicatoria a Alberto Pio di Carpi alla c. **2, privilegio di Clemente VII alla carta **3r, registro e colophon al recto dell’ultima carta; in greco e latino, e disposto su due colonne, l’indice, alla c. **4v. Al frontespizio e al verso dell’ultima carta marca tipografica della bottega aldina (Fletcher f4; A3c). Spazi bianchi per iniziali con letterine guida. III. Segnatura: [*]4, a-18, k12, l-m8, n6; aaa-bbb8, ccc10, ddd-ggg8, hhh-lll6, mmm8, nnn-ooo6, ppp-ttt8, uuu4, xxx10 (bianche le carte [*]3, k12; impresse al solo recto le carte [*]1, n6, kkk6, ooo6, uuu4, xxx9). Quattro carte non numerate, di cui la terza bianca, 106 carte numerate; 155 carte numerate, una carta non numerata. Carattere greco e romano. Testo in greco; in latino intitolazione al frontespizio, lettera dedicatoria al vescovo di Verona Giovanni Matteo Giberti alla c. [*]2, privilegio di Clemente VII alla carta [*]4r, registro e colophon alla c. xxx10r; in greco e latino, e disposto su due colonne, l’indice, alla c. [*]4v. Al frontespizio e al verso dell’ultima carta marca tipografica della bottega aldina (Fletcher f4; A3c). Spazi bianchi per iniziali con letterine guida. IV. Segnatura: [*]4, AAa8, BBb6, CCc4, DDd- Eee-PPp8; aaaa-cccc8, dddd-eeee6, ffff-iiii8, kkkk6; **6, 1-68, 76, 84 (le carte DDd3 e DDd4 erroneamente segnate CCc3 e CCc4; bianche le carte [*]3, PPp8; impresse al solo recto le carte [*]1, **6, al solo verso la carta 8/4). Quattro carte non numerate, di cui la terza bianca, 113 carte numerate, una carta bianca; 74 carte numerate (con alcuni errori nella numerazione); 6 carte (mal numerate 3), 57 carte (mal numerate 55; con numerosi errori di numerazione tra le carte 38-57), una carta non numerata. Carattere greco e romano. Testo in greco; in latino intitolazione al frontespizio, lettera dedicatoria a Girolamo Aleandro alla c. [*]2, privilegio di Clemente VII alla carta [*]4r, registro e colophon alla c. 8/3r; in greco e latino, e disposto su due colonne, l’indice, alla c. [*]4v. Al frontespizio e al verso dell’ultima carta marca tipografica della bottega aldina (Fletcher f4; A3c). Spazi bianchi per iniziali con letterine guida. V. Segnatura: [*]4, Aa8, Bb10, Cc-Ff8, Gg6, Hh-Mm8, Nn-Oo6, Pp-Xx8, Yy10, Zz8; Aaa-Fff8, Ggg-Hhh12, Iii10, Κκκ-Τττ8, Υυυ10, AAA6 (la carta Tt2 erroneamente segnata ss2; bianca la carta Yy10; impresse al solo recto le carte [*]3, Bb10.). Nel nostro esemplare il fascicolo finale segnato AAA è legato tra i fascicoli Τττ e Υυυ. Quattro carte non numerate, 346 carte (mal numerate 327, con numerosi errori), sei carte non numerate. Carattere greco e romano. Testo in greco; in latino intitolazione al frontespizio, lettera dedicatoria a Giovanni Battista Opizzoni alle cc. [*]2r-[*]3r, privilegio di Clemente VII alla carta [*]4r, registro alla carta [*]4v; in greco e latino, e disposto su due colonne, l’indice, alla c. [*]1v. Al frontespizio e al verso della carta Υυυ10 marca tipografica della bottega aldina (Fletcher f4; A3c). Spazi bianchi per iniziali con letterine guida. Legatura uniforme del XX secolo in marocchino marrone, firmata da Bernard Middleton, e decorata a secco in stile antico. Piatti inquadrati da tre cornici concentriche delimitate da filetti grassi e magri. La cornice più esterna, con ferro floreale in punta d’angolo, decorata con rotella a rabeschi, che si ripete in dimensioni minori alla cornice più interna, anch’essa con ferro accantonato. Al centro dello spazio rettangolare grande fleuron. Dorso a sei nervi sottolineati da filetti in oro e a secco. Il primo e l’ultimo scomparto decorati da intreccio di filetti a secco, al secondo titolo breve in caratteri dorati, al quarto il numero del volume, in oro. Tagli spruzzati in rosso, di più antica fattura. Esemplare in buono stato di conservazione, completo di tutte le carte bianche. Nel primo volume tracce di colla al margine interno bianco del frontespizio; macchia di grasso alle carte a2 e a3, piccolo restauro alla carta segnata b1 del secondo volume, con alcune lettere risarcite, altro restauro al margine interno bianco della carta n1, foro di tarlo al margine esterno delle ultime sette carte che lede occasionalmente il testo. Alcune note marginali in greco, di mano antica.

Editio princeps di Galeno di Pergamo, a lungo attesa dagli studiosi - «vehementer expectatur ab eruditis», scriveva Erasmo nel 1524 (Ep. 1628, Allen VI, p. 193) – e tra le edizioni più ‘voluminose’ date alle stampe dalla tipografia aldina diretta da Andrea Torresano, in anni in cui la produzione dedica particolare attenzione alle opere mediche. Nel 1526 seguì l’Ippocrate) – la cui prossima pubblicazione è più volte annunciata nelle lettere dedicatorie dei diversi tomi del Galeno, mentre nel privilegio rilasciato da Clemente VII – e impresso alle carte preliminari di ognuno dei volumi - si fa riferimento alla futura pubblicazione di Aetius Amidenus, che potrà però vedere la luce solo nel 1534.

Le opere del celebre medico avevano fatto la loro prima apparizione in latino nel 1490, presso Filippo Pincio (Goff G, 37), mentre fino al 1525 in lingua originale erano disponibili solo alcuni scritti, come il Περὶ φιλοσόφου ἱστορίας, nel secondo tomo del corpus aristotelico del 1495-1498, e la Θεραπευτικά presso la tipografia veneziana di Zacharias Kallierges e Nicolaos Vlastos (Goff G, 38). Un ritardo dovuto alla difficoltà nel reperire – a differenza di quello che era accaduto per la filosofia e la letturatura - codici medici in greco, «and then there was a gap of a generation until the Aldine firm put out a series of medical authors, Galen in 1525, Hippocrates in 1526, Paul of Aegina, and the first half (only) of Aetius in 1534» (V. Nutton, Greek Science in Sixteenth Century, p. 20). Se le grandi edizioni aldine dedicate ai medici dell’Antichità diedero avvio a una vera e propria Medical Renaissance, l’iniziativa non fu esente da difficoltà economiche, dovuto anche al mercato ristretto a cui si rivolgevano i volumi. «In medicine, the capital investment involved in publishing the whole, or even most, of Galen or Hippocrates, was huge, in both paper and labour […]. Even the Aldine Galen may not have been a runway success. At 25-30 gold sous in France; 30 florins or gulden in Germany; and 14 scudi in Rome, it was beyond the pocket of all save the rich» (ibid., pp. 22-23). Per questa ragione, la maggior parte dei tipografi preferì dare alle stampe non tanto costosi opera omnia in greco, quanto singoli testi o selezioni tratte dalle edizioni aldine.

Il Galeno di Torresano è frutto della collaborazione di diversi studiosi, in primo luogo il medico Gian Battista Opizzoni, professore dello Studio di Padova e dedicatario del quinto e conclusivo volume. Nel 1526 Erasmo diede alle stampe, presso il tipografo basileense Froben, la versione latina degli scritti compresi del primo volume del Galeno aldino, lamentando alle carte preliminari lo stato corrotto del manoscritto utilizzato dal Torresano. Malgrado la scarsa accuratezza filosogica, l’edizione aldina costituì la base di tutte le traduzioni latine rinascimentali, contribuendo quindi in modo decisivo a quella che Vivian Nutton ha definito ‘the rebirth of Galen’, e alla diffusione nel Rinascimento della sua immagine del ‘medico ideale’. «His ideal doctor, as represented by Hippocrates and by the statue of Pergamene Asclepius, combines reason and experience, book learning and personal skills, anatomical knowledge and speculation about the natural world in general, intuition and sound judgement» (V. Nutton, Ancient Medicine, p. 247).

Adams G, 32; STC Italian 285; Renouard Alde, pp. 101-102; Ahmanson-Murphy, 231-233, 235-236; Cataldi Palau, 95; Finazzi, 51; PMM 33; Wellcome I, 2507; Durling 1748; Grolier-Norman, n. 5B; Hoffmann II, 122; V. Nutton, John Caius and the Manuscripts of Galen, Cambridge 1987, pp. 39-42; Ead., Greek Science in the Sixteenth-century Renaissance, in Renaissance and Revolution, ed. J.V. Field-F.A.A.J. James, Cambridge 1993, pp. 20-24; P. Potter, The editiones principes of Galen and Hippocrates and their Relationship, in Text and Tradition. Studies in Ancient Medicine and its Transmission, ed. K.D. Fischer-D. Nickel-P. Potter, Leiden 1998, pp. 243-261; V. Nutton, Ancient Medicine, London 2004, pp. 230-247.