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Leone Ambrogio.

De Nola. Opusculum. Distinctum Plenum Clarum Doctum Pulcrum Verum Grave Varium et Utile.

Leone Ambrogio. De Nola. Opusculum. Distinctum Plenum Clarum Doctum Pulcrum Verum Grave Varium et Utile. Venezia, Giovanni Rosso, 4 settembre 1514.

In-folio (mm 315x217). Segnatura: a-i6, k4, A-B4. 58 carte con numerazione romana, 8 carte non numerate. La carta b5 stampata solo al verso. Carattere rotondo. Illustrato da quattro tavo- le fuori testo incise su rame da Girolamo Moceto: la prima (tra le cc. 3-4) in verde, la seconda in nero (tra le cc. 10-11), la terza in nero (tra le cc. 23-24), la quarta in rosso (tra le cc. 27- 28). Alla c. a2r testatina silografica ornata su fondo nero e grande capolettera nello stesso stile; numerose iniziali silografiche ornate nel testo. Legatura settecentesca in pergamena con titolo manoscritto in inchiostro marrone al dorso; tagli azzurri. Esemplare in buono stato di conser- vazione, frontespizio, probabilmente proveniente da un altro esemplare, applicato su una carta bianca non originale e sopra un titolo precedentemente presente in forma manoscritta.Alcuni aloni e alcune fioriture.

Straordinario esemplare della prima edizione di quest’opera recante due delle quattro incisioni fuori testo – eseguite da Girolamo Moceto, noto per aver col- laborato all’opera incisioria del Mantegna – tirate in verde e rosso. Le copie conosciute presentano solitamente tutte le tavole incise in nero, mentre in alcuni esemplari si ha unicamente la prima tavola stampata in verde o in rosso. Ambrogio Leone nacque nel 1459 a Nola, città dove iniziò i suoi studi, poi pro- seguiti nel campo della filosofia e della medicina, a Padova. All’inizio del Cinquecento decise di abbandonare definitivamente Nola per trasferirsi a Venezia, associando all’esercizio della professione medica una intensa attività di traduzione dal greco, lingua che aveva appreso negli anni padovani sotto la guida di Marco Musuro.Tra i molti eruditi con cui venne in contatto spicca il nome di Erasmo da Rotterdam, che «convisse con lui in amicizia e dimesti- chezza, e, sempre ricordando quel suo caro soggiorno veneziano, sempre si ricordò di lui» (B. Croce, Erasmo e gli umanisti napoletani, p. 174). L’umanista olandese, che negli Adagia ha lasciato testimonianza dell’incontro con il ‘dottis- simo Ambrogio’, avvenuto nel 1509 in casa di Aldo Manuzio (Adagia, Chil. I, Cent. II, n. LXIII), nell’ottobre del 1518 gli scrive di attendere ‘avidissime’ la pubblicazione di altre sue opere, tra le quali conosce ed apprezza proprio il De Nola. Il De Nola venne stampato a Venezia nel 1514 da Johannes de Rubeis e dedi- cato dall’autore al conte di Nola Enrico Orsini. Il trattato, corredato da quat- tro tavole incise su rame da Girolamo Moceto, raffiguranti l’Agro nolano, la Nola vetus, la Figura praesentis urbis, ed infine la pianta della città, si suddivide in tre libri: il primo comprendente la descrizione geografica del territorio nolano, la storia della città e l’esposizione delle principali virtù dei Nolani; il secon- do dedicato all’illustrazione della Nola contemporanea all’autore; ed infine il terzo, con la descrizione della Nola cittadina, nei suoi aspetti religiosi e civili. Il De Nola venne in seguito inserito nella silloge curata da Andreas Schott, Italiae illustratae seu rerum urbiumque italicarum Scriptores varii, pubblicata a Francoforte nel 1600. Ne sono note poi alcune edizioni settecentesche, come quella curata da Pieter van der Aa all’interno del Thesaurus antiquitatum et histo- riarum Italiae, edito a Leida nel 1723, in cui già si sottolinea la rarità dell’edi- zione originaria del 1514.

Numerose sono le suggestioni bruniane del trattato dedicato da Ambrogio Leone alla sua città di origine.Tra le virtù dei Nolani Leone dedica un particolare spazio all’illustrazione della ‘fedeltà’, di cui adduce diversi esempi tra cui quella dimostrata a Roma durante la seconda guerra punica. L’episodio, ripor- tato da Tito Livio, è ben noto anche a Giordano Bruno che, nel lasciare Wittenberg nel 1588, vergherà proprio sul verso di una silografia di Jobst Amman raffigurante il secondo assedio di Nola da parte di Annibale, il celebre motto dell’Ecclesiaste «Salomon et Pythagoras | Quid est quod est? | Ipsum quod fuit. | Quid est quod fuit? | Ipsum quod est. Nihil sub sole novum».

Adams L, 479; Mortimer, Italian, 237; Sander 3914; B. Croce, Erasmo e gli umanisti napoletani, in Gedenkschrift zum 400.Todestage des Erasmus von Rotterdam, Basel 1936 (poi in Aneddoti di varia let- teratura, I, Bari 1953, pp. 166-178); P. Manzi, Alcuni documenti di cartografia nolana ovvero: Ambrogio Leone e Gerolamo Moceto, in «L’Universo», 53 (1973), pp. 811-18.