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Bartholomaeus Platina.

De honesta voluptate et valetudine.

Bartholomaeus Platina. De honesta voluptate et valetudine. Venezia, [Bernardino Benali], 25 agosto 1494..

In-4° (mm 207x152). Segnatura: [*]6, a-n8, o4. 114 carte non numerate di cui la prima bianca. Testo su una colonna di 29 linee. Carattere 110R. Spazi bianchi per iniziali con letterine guida. La prima carta di testo è ornata da un’iniziale miniata in oro e decorata da bianchi girari con inserti in oro su fondo blu e verde. Alla stessa carta, lingo il margine inferiore, si trova la miniatura raffigurante lo stemma della famiglia veneziana dei Manolesso. Legatura in cartonato del XVIII secolo con titolo manoscritto al dorso. Esemplare ad ampi margini, in ottimo stato di conservazione.

Seconda rarissima edizione di questa celebre opera – dedicata dall’autore all’umanista Bartolommeo Roverella, vescovo di San Clemente - contenente una nutrita raccolta di ricette e consigli da seguire per una vita salutare. L’autore del De honesta voluptate, il letterato e umanista Bartolomeo Sacchi, che venne detto ‘Platina’, perché nato a Piadena (presso Cremona), fu dapprima al servizio dei Gonzaga, poi visse qualche anno a Firenze, e quindi passò a Roma dove ai tempi di Pio II fu cancelliere stenografo della corte papale. Divenne direttore della Biblioteca Pontificia sotto Sisto IV, conobbe a Roma Mastro Martino de’ Rossi e con lui probabilmente condivise la stesura del suo ricettario. Frutto di questa collaborazione e d’altre sue personali conoscenze culturali fu appunto il De honesta voluptate et valetudine, manuale del come affrontare serenamente, saggiamente e igienicamente la vita. Platina nel comporre il suo lavoro, oltre a tradurre parti del libro del capocuoco Martino in latino classico, inquadrò le ricette in un contesto culturale e scientifico, soffermandosi sul ruolo che ciascuna vivanda poteva avere nel sistema culinario dal punto di vista dietetico e conviviale. L’attenzione del Platina si concentrò sui prodotti, fornendo anche numerosi riferimenti a realtà locali. Il De honesta voluptate et valetudine, suddiviso in dieci capitoli secondo la tradizione classica, costituì una preziosissima fonte di notizie sulla vita e la cucina italiana del Quattrocento. Dai suggerimenti per fare sport, all’importanza della scelta del cuoco; dal come preparare la tavola, all’ora ideale per mangiare, ai migliori metodi di cottura di ciascun alimento. Il trattato del Platina si rivolgeva sopratutto ad un ceto medio-alto, a una élite borghese, intellettualmente e moralmente preparata a recepire e rendere operativo nella vita di ogni giorno un ‘nuovo’ modo di mangiare.

Hain 13058; IGI 7856; BMC V, 375; Goff P-767; Klebs 784.2