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Nicolaus Perottus.

Cornucopiae linguae latinae.

Nicolaus Perottus. Cornucopiae linguae latinae. Venezia, Battista de Tortis, 19 ottobre 1490..

In-folio (mm 307x212). Segnatura: A-B8, a-z8, &8, cum8, rum8, A-N6; O6. 16 carte non numerate, 291 carte, una carta bianca. Carattere: 78 R; 78 Gk. Spazi capitali. Testo su 64 linee. Al margine inferiore della carta a3r stemma araldico decorato da estensioni di foglie d’acanto marroni, verdi, rosse e blu, con le iniziali ‘F G’ aggiunte successivamente. Legatura in mezza pergamena, piatti antichi ricoperti con una carta proveniente da un manoscritto del XV secolo, al piatto superiore titolo manoscritto su tassello cartaceo. Esemplare in ottimo stato di conservazione, qualche fioritura marginale, piccoli fori di tarlo ai margini dei primi due fascicoli, dorso restaurato.

Splendido volume proveniente dalla libreria del celebre teorico musicale e musicista Rinascimentale Franchino Gaffurio (1451-1522), che lo acquistò nel 1494 probabilmente come fonte per la preparazione della sua Practica musicae. Il volume risulta censito nella collezione di Gaffurio al momento della sua donazione alla chiesa dell’Incoronata a Lodi, il cui inventario venne stilato nel 1518 ( see E. Motta, I libri della chiesa dell’Incoronata di Lodi nel 1518, in Il libro e la Stampa, I (1970), pp. 105-112).

L’opera consiste in un trattato di grammatica latina elaborato nella forma di erudito commento al

Liber spectaculorum, il primo libro di Marziale.

Fedele ristampa della princeps licenziata nel 1489, la presente terza edizione appare aumentata di alcuni epigrammi e con un più completo e dettagliato Indice posto in incipit all’opera del Perotto, arcivescovo di Manfredonia e governatore dell’Umbria e di Perugia, amico del cardinal Bessarione.

Il volume è impreziosito da due ex-libris manoscritti di Gaffurio: quello al verso della carta O5 venne vergato il 16 gennaio 1494, attestando l’acquisto e il prezzo del volume (3 ½ lire). La nota, caratterizzata da una scrittura ferma, può essere sicuramente riconducibile alla scrittura giovanile di Gaffurio, il cui confronto è possibile grazie alla pubblicazione di C. Cesari di un documento autografo datato 1495. La seconda nota di appartenenza, al verso della carta B8, nella quale Gaffurio si definisce ‘musicista di corte’ e ‘cantante (phonascus) della chiesa di Milano’, può essere facilmente ricondotta agli ultimi anni di vita di Gaffurio: la scrittura tremolante appare assai simile a quella di una sua lettera, sempre pubblicata dal Cesari, datata 1520.

Gaffurio fu un avido collezionista di libri, per il cui acquisto il musicista investiva una buona parte del suo stipendio mensile. Alcuni dei suoi libri vennero prestati anche all’amico Leonardo da Vinci, che spesso li riconsegnava annotati (si ritiene infatti che l’opera leonardesca Il musico, sia un ritratto idealizzato di Gaffurio).

Nel 1518 Gaffurio donò I suoi libri alla chiesa dell’Incoronata di Lodi, sua città natia, la cui ricca collezione venne dispersa nel 1694.

Lo stemma araldico presente alla prima carta di testo presenta l’apposizione posteriore delle armi di Gaffurio di Savigliano.

H 12698; BMC V, 326; Goff P, 290; IGI 7421; C. Cesari, Musica e musicisti alla Corte sforzesca, in F. Malaguzzi Valeri, La corte di Ludovico il Moro, IV (1923), p. 210; E. Motta, I libri della chiesa dell’Incoronata di Lodi nel 1518, in Il libro e la Stampa, I (1970), pp. 105-112.